La marca può favorire la crescita della cultura aziendale?

Orientare il cambiamento dall’interno grazie al modello Culture Activation™

By Antonio Marazza

General Manager

Thinking

9 apr, 2018

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Peter Drucker sosteneva che la cultura aziendale divora la strategia in un solo boccone. Noi pensiamo che la marca sia così potente da capovolgere, a sua volta, le sorti della cultura aziendale.

Abbiamo osservato che molte delle società che ritroviamo nei Best Places to Work di Glassdoor sono, in effetti, grandi brand internazionali o brand di riferimento nel proprio settore.

Image Courtesy: https://www.hrmonline.ca

Perché?

Ciò che una marca promette ai suoi clienti corrisponde alla ragione di esistere di un’organizzazione. Il problema è che spesso ce ne dimentichiamo, soprattutto quando si tratta di definire i nostri obiettivi o di ispirare le nostre persone. L’esperienza sul campo, invece, dimostra che se promessa di marca e visione di un’azienda sono condivise la popolazione aziendale si muove unita da uno stesso scopo e - di conseguenza - i suoi clienti vivono esperienze più coinvolgenti e gratificanti.

Tutto questo non è fantasia ma il risultato del più recente approccio di Landor al cambiamento culturale in azienda: la Culture Activation™.  Il modello nasce da una precisa constatazione: cambiare il modo di fare le cose modifica le idee e le convinzioni delle persone e questo, a sua volta, forgia la cultura aziendale. Ricordate quello che gli psicologi sostengono da tempo sull’atto del sorridere? Sorridiamo perché ci sentiamo felici, ma ci sentiamo anche un po' più felici ogni volta che sorridiamo a qualcuno. Il nesso di causalità funziona in entrambe le direzioni e, a volte, può essere utile sfruttarlo anche nel business.

Si tratta di una vera rivoluzione.  

Tradizionalmente, la maggior parte delle organizzazioni cerca di inculcare la propria visione e i propri valori in dirigenti e lavoratori per indurre un certo tipo di comportamento atteso. Ma l’esperienza ci ha dimostrato che questo approccio richiede tempo e che i risultati di tali sforzi sono incerti.

I manager e i dipendenti del nostro tempo, soprattutto i più giovani, sono più cinici di fronte ai messaggi che arrivano dai vertici e sono sempre meno sensibili ai programmi di change management tradizionali.

É per questo che abbiamo deciso di verificare se invertendo il nesso di causalità riuscivamo ad ottenere risultati migliori e più rapidi anche nella costruzione della cultura aziendale. Per farlo, la marca è stata usata come chiave per ispirare atteggiamenti che innescano il cambiamento nella direzione desiderata. Inoltre, abbiamo affidato ancora alla marca il compito di attivare le emozioni e il senso di appartenenza delle persone ideando simboli, raccontando storie e orchestrando rituali.

In Ritz-Carlton l'attenzione e il comfort genuini dei loro ospiti sono della massima importanza e hanno costruito il loro marchio su un servizio clienti esemplare: ogni concierge ha un budget da spendere a sua discrezione per migliorare l'esperienza degli ospiti. Molto meglio che continuare a ripetere ai dipendenti di ‘essere client-oriented’ non trovate?

Il risultato è che funziona e spinge l'organizzazione verso il cambiamento.

Oggi le imprese hanno bisogno di un approccio più agile, creativo e coinvolgente alla gestione del cambiamento, qualsiasi siano i loro bisogni: accelerare un processo già in corso o identificare nuovi ed efficaci vettori di cambiamento. Un secolo fa, la marca aveva il semplice e fondamentale obiettivo di orientare la scelta dei consumatori e dei clienti e, per questa sua capacità, nel tempo, è diventata un asset aziendale cruciale. Ora siamo in una nuova fase: quella in cui la marca è uno degli strumenti più efficaci per trasformare le scelte strategiche in realtà.  

Una buona notizia per il cambiamento.

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